Le Parole della Fede

La Breve Dichiarazione di Fede (1994)

Con fede sensibile, concordiamo nel credere che:

1) vi è un Dio Vivente, Eterno e Infinito, suprema Realtà creativa, cognitiva e amorosa, il quale “in principio” (Gv. 1,1)  emanò il Verbo-Luce (Logos, o Cristo), l’Intelletto d’Amore che compose il Cosmo in armonia.

2) Dio, in quanto suprema Realtà, include in Sé la realtà particolare più elevata a noi nota, quella della personalità, e in virtù di questo ci è Padre materno, ma altresì Fratello, Amico, Maestro, Giudice e Salvatore.
Egli è il Saggio e Buon Signore

3) Dio è insieme unico e plurale, perché è nella natura del divino Intelletto d’Amore effondersi e moltiplicarsi senza perdere l’Unità; i colori dell’arcobaleno noachide indicano le sette essenze divine  (chiamate Elohim nella tradizione ebraica e Amesha Spenta in quella iranica) agenti nella creazione del Cosmo

4) Dio è innocente, non avendo parte alcuna nel male che – per la scelta colpevole di entità vicarie, le quali, abusando della libertà loro conferita,  provocarono la Caduta, ovvero l’avvilimento dell’essere – affligge il Creato, in origine interamente buono: per quel male Dio soffre nel Suo Figlio (la Parola)  e contro di esso combatte tramite il Figlio stesso e i suoi alleati nel cosmo

5) dopo la parziale corruzione del Creato, Dio trasmise ai “figli di Noè”, i giusti delle genti, le Sette Leggi che devono ordinare la condotta dell’uomo.
I cercatori della giustizia devono impegnarsi nell’applicazione di tali Leggi

6) Zarathushtra, divino Araldo, e Gesù, divino Salvatore nato dalla Vergine Maria,  manifestano il Verbo-Luce (Cristo-Logos): il primo mediante la visione, il secondo mediante l’esistenza; ma il Verbo risplende, con maggiori o minori intensità e limpidezza, in tutti i quadri spirituali dell’umanità, noti e ignoti, e nelle singole anime allorché si volgono al Bene

7)  Dio compie la Sua giustizia entro ogni singolo: estirpando il male (con pena per chi lo ha scelto), esaltando il bene (con giubilo per chi lo ha voluto), mirando – per Sua grazia sovrana – alla redenzione e alla salvezza di tutti

8) al termine della lunga tribolazione, il  cosmo rifiorirà nella gloria, in perenne crescita e ineffabile gioia, abitato da tutte le creature, reintegrate nelle proprie virtù originarie e finalmente esenti da ogni male.

 

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“Sulle tracce di buone visioni…”

Idee e valori di Nova Bethlehem – Fraternità Mazdea Cristiana (Bologna, 2013) 

Sulle tracce di buone visioni che attraversano i millenni, noi – senza pretendere o fingere di conoscere alcunché – custodiamo:

1) la fede

● nel Saggio e Buon Signore Iddio, come materno Padre di ogni spirito e Creatore dei Cieli e delle Terre

● nel Cristo-Logos cosmico, Figlio da Lui emanato in principio (Gv. 1,1) e sempre agente come intelletto d’amore che costruisce, armonizza, guarisce e salva

● nel Santo Spirito, “intentio” personale divina che unisce Padre e Figlio e trascorre poi al Creato, effondendosi come energia purissima, che ispira e rigenera;

2) l’intuizione

● che la Creazione sia stata degradata, fratturata, alienata, da entità vicarie (formatrici e reggenti) le quali, dotate da Dio di libertà, si fissarono su se stesse e, opponendosi all’opera del Cristo-Logos, scelsero l’arbitrio, che divenne ostilità (e così persero la divina impregnazione). In nessun altro modo – sul piano della coscienza – ci pare possibile ipotizzare la causa del male naturale, cioè della predazione reciproca tra le creature, delle catastrofi e di ogni strazio

● che l’Uomo Arcano, ossia il proto-genere umano (Adam Qadmon nella tradizione mistica d’Israele) inviato da Dio a restaurare la Creazione, abbia a sua volta abdicato al proprio mandato, seguendo quelle entità nel deviare dall’ordine divino. Da questa seconda fase della Caduta sarebbe derivato il male morale (l’odio, la menzogna, ecc.), che di continuo si somma e si intreccia a quello naturale.

La nostalgia di pace e armonia, che emerge nell’uomo nei suoi momenti alti, è forse il ricordo inconscio e vago (criptomnesia) dello stato antecedente la duplice Caduta;

3) la speranza

● nella Salvezza Universale, cioè di tutte le creature, mediante redenzione e trasmutazione. Questa speranza – che è innanzitutto fiducia nella bontà di Dio e nella Sua vittoria finale sul male – reca in sé il divino amore per le creature. Senza di essa non vi è, crediamo, neppure amore per Dio.

Artefice e garante di tale salvezza è il Cristo-Logos – vettore personale e ascensionale impresso da Dio al cosmo – che rimane, anche dopo la Caduta, il centro sensibile di ogni persona, quella Voce (Parola) che, se ascoltata, eleva, redime, riconcilia e ricrea;

4) anelito all’elevazione interiore

– poggiante sulle Sette Leggi di Noè  (Noach in ebraico) evocate dal Libro dei Giubilei e tramandate dal Talmud, che formano il codice universale del giusto e sano vivere, e sono necessarie per contenere la corruzione e la distruttività entrate anche nell’uomo con la Caduta:

● contro l’idolatria
● contro la blasfemia e la profanazione del sacro
● contro la violenza e l’assassinio
● contro il furto e lo sfruttamento
● contro l’immoralità sessuale (incesto, adulterio, sodomia, ecc.) e le offese al pudore
● contro la crudeltà verso gli animali
● per una società equa, fondata sulla solidarietà e retta da corti di giustizia  

 – ispirata dalle Gatha (“Canti”) di Zarathushtra, dall’Evangelo Vivente di Gesù e da tutte le fonti fluenti dall’alto e sigillate dal Santo Spirito.

Noi crediamo che la storia di Noach (Noè), il Patriarca – con quelle di tutti i restauratori del genere umano dopo il Diluvio nelle vare tradizioni (Ziusudra, Utnapishitim, Manu, Yima, Deucalion, ecc.) – insegni come la Giustizia (tzedakah) sia legge – dunque, garanzia – di vita.
Questa legge, prima modalità con la quale il Cristo-Logos opera nelle relazioni tra le creature, costituendo – in quanto patto – la sintesi di diritto e dovere, forma il piedistallo per il lancio dell’anima verso le dimensioni che le sono proprie.

Noi crediamo che Zarathushtra (Zoroastro), l’Araldo, illustrò agli uomini decaduti la vera natura, innocente, fulgida e gloriosa, del Mondo Celeste. Inoltre Egli insegnò l’importanza

● del discernimento tra il Bene e il male in ogni frangente dell’esistenza (Ushtavaiti Gatha, Y. 45, 2)
● della scelta, accurata e decisa, a favore del Bene (Ahunavaiti Gatha, Y. 30, 2)
● della coerenza – riflesso del divino Logos – tra pensiero (humata)parola (hukhta) eazione (hvarshta) nel Bene (Yasna Haptanghaiti, Y. 35,2).

Egli raccolse e trasmise l’eredità noachide, illustrando la Giustizia come sintesi di Saggezza e Bontà.

Noi crediamo che nella Sua nascita, nella sua vita e nella sua resurrezione, l’uomo Gesù – in cui il Cristo-Logos si incarna in modo speciale (rendendolo Θεοφόρος, “portatore di Dio” in sé ), anche se non esclusivo – riveli l’amorosa volontà del Padre per ogni creatura afflitta dalla morte, che entrò nel creato con la Caduta, per l’invidia dell’usurpatore (Sap. 2,24), il “principe di questo mondo” (Gv. 12,31). Gesù Cristo la subì per amore delle creature e del Padre: la Croce ci insegna che il sacrificio di sé conduce alla Vita Eterna, di cui Natale e Pasqua sono simmetriche “Porte Sante”.
Gesù – in cui il Cristo-Logos scende fin dentro le piaghe dell’esistenza per redimerle – ci rivela la giustizia perfetta, trascendente.

Noi veneriamo la Vergine Maria, espressione umana della qualità materna in Dio: in lei la Devota Madre cosmica (Armaiti) e la sublime Saggezza (Sophia) trovarono specchio e rifugio in questo mondo: questo crediamo, sia per la Sua gloriosa risposta all’appello divino (lo spirito di lode del Magnificat, che riflette – come in uno specchio – il raggio di Luce recato dall’Angelo), sia per il Suo silenzio dolente, solidale, resiliente, che è matrice di pietà e visione. La dottrina virginale, che pervade il Cristianesimo spirituale, vede nelle arcane “tre Vergini” – lo Spirito di Dio, Ruach ‘Elohim, che “covava” sulle acque (Gn. 1,2), Sophia, la Saggezza, che era con lui all’atto della creazione (Pr. 8, 22-31) e l’Adamo celeste, di natura androgina (Gn. 1, 27) – le matrici del sacro stato di Maria.

Noi ci consacriamo al Santo Spirito, che in ogni epoca e luogo ha parlato con sollecitazioni di verità, bontà, giustizia, purezza, e confidiamo che Esso ci guidi a un crescente intendimento dei propositi di Dio.
Il Santo Spirito, invocato come Spenta Mainyu –spenta significa “effusivo”, “generoso” – da Zarathushtra all’inizio dei suoi inni sacri (Y. 28,1), è simbolizzato dalla colomba di Noach (Gen. 8, 8-12) che vola oltre l’orizzonte, discende su Gesù al Suo battesimo nel Giordano (Mt. 3, 16), e – come universale Spirito di Verità (Gv. 14, 16-17) – consola, conforta e guida coloro che invocano il Regno di Dio e lavorano, come possono, per il suo avvento.

Noi crediamo che la Giustizia – sintesi dell’Intelletto e dell’Amore emanati da Dio – deve essere la meta principale degli uomini. Gesù disse: “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia…” (Mt. 6, 33). Proprio perché connaturata al Regno, essa non è compiutamente realizzabile nel mondo della mescolanza, il nostro, ma il singolo e le comunità devono comunque tendervi, affermando la regalità sociale del Cristo, i cui fondamenti sono: la morale evangelica (Mt. 5, 3-11), la ripartizione equa dei beni e la solidarietà (At. 4, 32).

Da mazdeo-cristiani, noi apparteniamo – e portiamo testimonianza – al Cristianesimo spirituale, ovvero a quella povera chiesa minore che ha sempre raccolto, per lo più nell’Invisibile, quanti – spesso isolati e deprecati dal mondo – anelano, anche nella colpa e nell’errore, alla bontà personale, alla comunione degli spiriti e alla giustizia del Regno. Tale chiesa si trova sia nella ecclesiola che spunta qui e là per vocazione (“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”, Mt. 18, 20), sia nelle singole anime che seguono la Luce interiore – la quale è il Cristo stesso – impressa in loro da Dio, a qualsiasi religione o cultura esse appartengano.

Come Colui che disse “le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo il loro nido, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo” (Mt. 8, 20), così la chiesa spirituale è viandante e spesso senza una dimora.

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