Storia mazdeo-cristiana

 

Anche se ha assunto l’attuale configurazione ideale negli anni ’90 del secolo scorso, il mazdeo-cristianesimo affonda le radici nelle grandi sintesi spirituali fiorite all’epoca dell’Impero Partico (247 a.C . – 224 d.C.).

imperopartico

Il periodo che va dal III sec. a.C al III secolo d.C. è forse quello di somma effervescenza spirituale nella storia umana; certamente quello in cui si è registrata la più feconda sinergia tra diverse visioni spirituali del mondo: basti pensare che in questo tempo si manifestarono le forme più spirituali dell’Ebraismo (essenismo e kabbalah), il Cristianesimo, le religioni manichea e mandea, l‘ermetismo alessandrino, le idee neo-pitagoriche e neo-platoniche.

 

Dalle origini alla metà del ‘900

Già nel primi secoli del Cristianesimo vi furono individui e comunità che riconobbero la continuità tra la missione di Zarathushtra e quella di Gesù. Ciò avvenne in forme nebulose entro il filone gnostico, come dimostra l’Apocrifo di Giovanni  (II sec. d.C.) (anche un neo-gnostico come Rudolf Steiner [1861-1925], nel suo commento al Vangelo di Marco, avrebbe proposto il tema in modo piuttosto confuso), più nitidamente in tradizioni armene e siriaco-orientali raccolte in alcuni Vangeli dell’Infanzia e successivamente nel Libro dell’Ape, opera di Solomon vescovo nestoriano di Bassora (XIII sec.), il quale si spingeva fino ad affermare, nel capitolo trentasettesimo, l’identità spirituale tra Zarathushtra e Gesù. La continuità ideale tra l’Araldo e il Salvatore fu affermata da Mani (216 ca. – 277 ca.) e implicitamente assunta dal filone dualista del Cristianesimo medievale (Pauliciani, Bogomili,Catari, che tuttavia – come già Mani – si allontanarono in parte dal messaggio, connotando in senso del tutto negativo la natura, ciò che né Zarathustra né Gesù avevano fatto), ma anche in ambito cattolico vi furono assertori di tale idea, ad esempio i filosofi dell’Accademia neoplatonica fiorentina (XV-XVI secc.), come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola – influenzati dall’insegnamento del bizantino Giorgio Gemisto Pletone (1355 ca.-1452) – e più tardi, nel ‘700, Andrew Michael Ramsay (1686-1743), discepolo del quietista Fénelon e autore di quei Voyages de Cyrus (1727) in cui gli intrecci mazdeo-cristiani sono evidenziati con toni fortemente empatici. Anche tra gli “spirituali” della Riforma protestante non mancò chi si connesse all’elemento “iranico” del Cristianesimo. Un caso eclatante fu quello della mistica inglese Jane Leade (1624-1704), che indicava nei Magi gli istruttori delle anime in Paradiso e nello “spirito di Ciro” (l’imperatore persiano che consentì agli ebrei di ricostruire il Tempio e che Isaia chiama mashi’ach, unto di Dio) la vis a tergo di una possibile restaurazione del vero Cristianesimo. In ambito protestante, ancora, non possiamo wilfred2dimenticare Wilfred Monod (1867-1943), pastore e teologo della Chiesa Riformata di Francia, che nella sua opera Le problème du Bien (1934) proponeva una lettura vigorosamente neo-dualista del messaggio cristiano, evocando la visione-madre di Zarathushtra e Nathan Söderblom (1866-1931), autore di un volume sulla concezione zoroastriana delle “fravashi” (i “gemelli celesti”, o spiriti archetipi di ogni creatura). Tra gli anglicani, il teologo – più noto come scrittore – Clive Staples Lewis (1898-1963) propose in Mere Christianity (1952) una versione “militante” del Cristianesimo contigua in più di un tratto allo spirito zoroastriano, ma risalendo indietro nel tempo scopriamo che uno dei “padri” del latitudinarismo teologico anglicano, Thomas Browne (1605-1682), richiamava l’antica saggezza zoroastriana, insieme civilizzatrice e mistica, nel suo The Garden of Cyrus (1658) Nel ‘700 fu soprattutto nell’orbita della Massoneria – erede dello spirito neo-platonico rinascimentale – che la fede di Zarathushtra venne integrata nell’ethos ebraico-cristiano: una missiva (1735) della Gran Loggia di Londra ai “fratelli” di Calcutta elogiava gli Zoroastriani e ne raccomandava l’iniziazione all’Arte muratoria in quanto epigoni in loco del lignaggio di Noè; nei discorsi di Loggia, gli oratori – sovente chaplains, ministri di culto incaricati di condurre le preghiere – citavano il profeta persiano tra i precursori della “Luce massonica”; ancora, compositori di religione cattolica appartenenti all’Ordine, come Jean-Philippe Rameau (1683-1764) e Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), scrissero opere ispirate all’Araldozoroastrerameau
(rispettivamente Zoroastre e Il Flauto Magico, librettista del quale fu un altro Libero Muratore, Emanuel Schikaneder), e uno dei pensatori più originali formatisi nelle Logge, Louis Claude de Saint-Martin (1743-1803), propose una visione cristiana particolarmente attenta alla tragedia del male nel cosmo, sottoscrivendo l’idea – già esposta nei testi zoroastriani medievali – che la creazione dell’universo “denso” avesse mirato a imprigionare lo spirito distruttivo, impedendogli così di contaminare i mondi spirituali. Dobbiamo infine ricordare che Andrew Michel Ramsay, prima ricordato, fu un attivo Libero Muratore Nel corso dell’Ottocento, infine, entro diversi Corpi Rituali massonici, abbinati a contenuti cavallereschi e cristiani, presero forma gradi di ispirazione mazdea (Cavaliere del Sole, Dottore cavalieredelsoledegli Ized/ Yazata, Buon Pastore, ecc.). All’esterno dell’ambito massonico, non possiamo non ricordare Ralph Waldo Emerson (1803-1882), dapprima ministro della Chiesa Unitariana a Boston, poi libero religioso ed esponente del movimento letterario e filosofico definito Trascendentalismo: egli amò la fede di Zarathushtra e da essa trasse ispirazione in quella “distillazione” dello spirituale nella natura, che fu al centro della  intuizione trascendentalista. Agli inizi del ‘900 si sviluppò negli Stati Uniti, per poi diffondersi anche in Europa (particolarmente in Germania, dove sarà perseguitato dai nazisti), il movimento Mazdaznan, fondato da Otto Hanisch (1844-1936), che tentò di connettere a livello leggendario Mazdeismo e Cristianesimo (Gesù, nella sua dottrina, era ariano) e di stabilire Anahita – l’angelo femminile delle acque (da lui chiamata Ainyahita) – nel ruolo di proto-profetessa divinizzata, mescolando tali “rivelazioni” con una serie di norme neo-yogiche, respiratorie e dietetiche non sempre chiare e fondate.

 

Gli sviluppi recenti

Nell’ultimo scorcio del Novecento, richiamandosi alla prisca theologia di Marsilio Ficino (1433-1499), agli studi compiuti dalla scuola storico-religiosa tedesca nell’Ottocento e alle tesi sostenute da Piero Martinetti (1872-1943) nel suo libro Gesù Cristo e il Cristianesimo (1934), alcuni aderenti alla Chiesa Universalista (Joseph L. Gentili, Michele Moramarco, che nel 2003 avrebbe ricevuto il navjote, ossia l’iniziazione zoroastriana) riproposero sul bollettino Brooklyn Universalist Christian il tema dei nessi tra il messaggio di Zarathushtra (Zoroastro) e quello di Gesù. Da tale ricerca prese forma un embrione di teologia mazdeo-cristiana – visibile nei volumi La celeste dottrina noachita (1994) e Il Mazdeismo universale (2010) – e sono sorti cenacoli di “Fraternità Mazdea Cristiana”. kenvincent2Negli Stati Uniti d’America, Ken R. Vincent – ministro di culto, studioso di NDE (Near Death Experiences, esperienze ai confini della morte) e redattore del periodico Universalist Herald – fornì un ulteriore apporto all’incontro tra Mazdeismo e Cristianesimo con le opere The Magi. From Zoroaster to the “Three Wise Men” (1999) e The Golden Thread. God’s Promise of Universal Salvation (2005), la seconda dedicata a un’idea assiale nel Mazdeismo cristiano, quella della salvezza di ogni creatura (apocatastasi). In Italia, nel novembre 2013, è uscito il volume di M. Moramarco e G. Moramarco I Magi eterni, dal quale sono tratte varie tra le informazioni proposte da queste pagine web.

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